Studio di Psicologia Clinica
Dott.ssa Maria Anna Spaltro
Venerdì, 22 Settembre 2017











Sonno e sogno (rapporto tra)


I rapporti tra sonno e sogno hanno da sempre affascinato gli studiosi della mente umana di ogni epoca, e già Aristotele intuì che il sognare fosse un’attività mentale dipendente da stati notturni di attivazione neurofisiologica. Lo stesso Freud, più di un secolo fa nell’intento di ricercare le basi neurofisiologiche del funzionamento mentale secondo il modello pulsionale, si era posto il problema del legame tra funzioni neurologiche e funzioni mentali cui il sogno appartiene.

Le neuroscienze si sono occupate del sogno solo a partire dagli anni cinquanta con gli studi sull’attività mentale durante il sonno condotti dal gruppo di ricerca di Aserinsky, Kleitman e Dement a Chicago. I ricercatori osservarono che durante il sonno gli occhi dei soggetti sottoposti all’esperimento si muovevano rapidamente (maggiormente in senso orizzontale). Svegliando allora i soggetti in corrispondenza del sonno con i movimenti oculari rapidi, (REM come Rapid Eye Movements), questi narravano esperienze che per caratteristiche allucinatorie, autorappresentative ed emozionali potevano essere definite come sogno. Se invece i soggetti erano svegliati nella fase di sonno non-REM l’attività mentale era caratterizzata da pensieri non organizzati e non narrabili.

Recenti studi hanno permesso di superare questa dicotomia REM/non-REM anche grazie all’utilizzo di tecnologie più sofisticate rispetto al passato come il tomografo ad emissione di positroni o PET (Positron Emission Tomography) che oltre a fornire immagini anatomiche offre anche informazioni di tipo funzionale, dimostrando che durante tutte le fasi del sonno si può rintracciare un’attività mentale che rientra nella categoria del sogno. Esistono però delle differenze qualitative: nel sonno non-REM i sogni hanno una minore capacità elaborativa dei materiali immagazzinati nella memoria e una minore capacità narrativa, ma la modalità elaborativa e mentale è simile. Ciò suggerisce l’esistenza di un unico sistema di produzione dell'attività onirica attivo a prescindere dalle fasi REM/non-REM. Infatti, gli studi su pazienti cerebrolesi condotti dal neurobiologo e psicanalista Solms evidenziano che le aree cerebrali coinvolte nella funzione del sognare sono diverse da quelle coinvolte nel sonno REM anche se strettamente connesse. Le prime riguardano le aree del cervello anteriore (lobi parietali e frontali) e le seconde riguardano la regione centrale del tronco encefalico.

Questi ed altri studi hanno permesso inoltre di capire che l’attività mentale del sognare è indispensabile per il benessere psicofisico dell’individuo. Infatti, se durante gli esperimenti i soggetti erano ripetutamente svegliati durante le fasi REM e per più notti consecutive questi sviluppavano ansia, irritabilità e agitazione motoria.

Riferimenti bibliografici

  • Mancia Mauro, Sonno e sogno, Laterza, Roma-Bari, 1996.
  • Solms Mark, Kaplan Solms Karen, Neuropsicoanalisi, Raffaello Cortina, Milano, 2002.
  • Solms Mark, Turnbull Oliver , Il cervello e il mondo interno, Raffaello Cortina, Milano, 2004.




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