Studio di Psicologia Clinica
Dott.ssa Maria Anna Spaltro
Sabato, 18 Novembre 2017











Emotività

La modalità con cui esprimiamo i contenuti affettivi è indicata come emotività. Essa può essere descritta secondo le seguenti caratteristiche:

Variabilità
Nel corso di un colloquio il tono emotivo è normalmente variabile anche in relazione ai contenuti espressi: il paziente può essere animato, felice, può più o meno agitarsi, irritarsi, può rattristarsi sino al pianto oppure può essere divertito sino al riso.
Può accadere che questa variabilità venga anche pesantemente ridotta, ad esempio il paziente depresso può apparire costantemente triste e non riesce a rallegrarsi nemmeno se si parla di cose piacevoli.
Intensità
La modalità con cui viene comunicato all’esterno il tono emotivo di base può essere più o meno intensa; il paziente può trasmettere il suo stato d’animo in modo più o meno ricco, con una maggiore o minore floridità anche gestuale e dell’espressione facciale. Si possono così avere risposte emotive esagerate, amplificate, sproporzionate rispetto allo stimolo e, dall’altro lato, una reattività diminuita sino a una condizione di appiattimento, in cui non vi è la trasmissione evidente di nessuna emozione.
Instabilità
L’emotività può risultare particolarmente labile quando vi è l’incapacità a controllare alcune manifestazioni emotive come il pianto, il riso e l’irritabilità. Ad esempio, nell’ambito di un colloquio il paziente può facilmente commuoversi sino al pianto o non riuscire a controllare accessi di rabbia o crisi di riso.
Sintonia
Questo parametro fa riferimento alla congruità delle manifestazioni emotive ai contenuti dell’eloquio e al tono emotivo di base. L’esempio più estremo di una condizione di inappropriatezza (dissintonia) può essere quello di un paziente che comunica una notizia triste sorridendo.

Tratto da: A.A. Rizzoli, E. Smeraldi, (1993), Psichiatria e psicologia clinica (orientamenti del DSM-IV), Poletto Edizioni, Milano.



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