Studio di Psicologia Clinica
Dott.ssa Maria Anna Spaltro
Venerdì, 24 Novembre 2017











Gruppi di auto - aiuto

"E' trasformando coloro che sono aiutati in persone che aiutano che vengano allargate le risorse, in quanto il fatto di avere il problema diventa una componente della soluzione. (...) L'accresciuta qualità dell'aiuto deriva dal tipo di comprensione specifica posseduta da queste persone che rappresentano dei modelli veramente credibili in virtù della loro esperienza" .
(Reissman, 1990)

I gruppi di auto-aiuto (self-help) sono costituiti da persone che condividono una stessa situazione problematica. Si collocano in una dimensione intermedia tra i sistemi di cura formali e quelli informali. Rispetto a questi ultimi sono più strutturati ed organizzati, e chi vi partecipa offre e riceve aiuto nello stesso tempo.

Numerose ricerche (la prima risale al 1902 ad opera del filosofo russo Peter Kropotkin dimostrano che tali gruppi fra pari favoriscono la partecipazione ed il coinvolgimento attivo dei membri, lo sviluppo delle risorse potenziali di ognuno e, soprattutto, favoriscono l'utilizzo dell'esperienza positiva di chi ha già superato il problema. In altri termini il gruppo di auto-aiuto diventa uno strumento di sviluppo del self-empowerment ed in particolare può fornire adeguate strategie di coping per affrontare un problema comune e condiviso.

Il più antico gruppo di auto-aiuto è quello di Alcolisti Anonimi fondato nel 1935 che conta più di un milione di soci in tutto il mondo. Da allora, soprattutto negli Stati Uniti e nell'Europa del Nord, si può dire che ad ogni problematica corrisponde un gruppo di auto-aiuto. Alcuni esempi: genitori anonimi, genitori senza partner, ammalati di aids, giocatori anonimi, parenti di persone con problemi di dipendenza, aids, ecc., gruppi di auto-aiuto contro il mobbing, di nefropatici, di diabetici e molti altri ancora.

Generalmente i gruppi di auto-aiuto sono organizzati dalle varie associazioni ma possono nascere anche dall'iniziativa di una o più persone e molto spesso essi accolgono partecipanti inviati sia dai professionisti privati sia dai servizi pubblici.

In Italia il fenomeno si è sviluppato a partire dagli anni '70 anche grazie all'apporto della psicologia di comunità. Infatti, lo psicologo di comunità può aiutare il gruppo nella sua fase iniziale di strutturazione, facilitando l'acquisizione di alcune tecniche di base per un efficace scambio comunicativo e la nascita di "relazioni terapeutiche" tra i membri. Quando il gruppo di auto-aiuto diventa sufficientemente maturo e autonomo, lo psicologo di comunità esce dal gruppo e può assumere il compito di consulente esterno con l'obiettivo principale di attivare collegamenti tra il gruppo e i sistemi di aiuto formali e quelli informali.

Riferimenti bibliografici
  • Francescato D., Tomai M., Ghirelli G., (2002), Fondamenti di psicologia di comunità: principi, strumenti ed aree d'intervento, Carocci, Roma.
  • Francescato D., Putton A., (1995), Stare meglio insieme, Mondadori Editore, Milano.
  • Zani B., Palmonari A., (a cura di), (1996), Manuale di psicologia di comunità, Il Mulino, Bologna.

> Link suggerito: Alcolisti anonimi


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