Studio di Psicologia Clinica
Dott.ssa Maria Anna Spaltro
Marted, 19 Settembre 2017











Problem solving

Alcuni aspetti relativi alla definizione del problema

Per problema intendiamo una situazione (contenutistica, organizzativa, relazionale) nei confronti della quale non possediamo, al momento, strategie idonee per affrontarla in modo positivo. E' una situazione che non ci piace e che vogliamo cambiare.

Ci sono problemi chiusi, circoscritti e risolvibili identificandone le cause, e problemi aperti dove la situazione ancora indefinita, priva di una soluzione esatta e con molti esiti possibili caratterizzati da un diverso livello di gradimento per chi si trova a decidere. C', quindi, nel caso dei problemi aperti, un orientamento al futuro e alla progettualit. Non si tratta di cercare la causa di ci che non va, ma di formulare obiettivi e decidere il modo migliore per conseguirli.
Il problem solving quindi solo una parte di un processo a spirale che continua con la progettazione, l'attuazione e la valutazione.

Prendiamo un ambito nel quale il problem solving sperimentato continuamente: il gruppo di lavoro. Per definizione ogni gruppo che fa lavoro di gruppo impegnato nella soluzione di qualche problema. La prima tendenza dei membri del gruppo quella di passare all'azione immediata dando tutti per scontato che ognuno sappia qual il problema da affrontare.
Si crea cos una situazione in cui ognuno possiede un pezzo di verit e tutti i pezzi sono contemporaneamente presenti. Somiglia alla ricostruzione di un puzzle: ciascuno cede singoli pezzi che si incastrano, ma l'intera configurazione la si scopre solo componendo tutti i pezzi (Quaglino G.P., 1999).
Vediamo quali sono le fasi del problem solving che conviene seguire:

  1. Fase di percezione:
    si legittima il problema, se ne definisce l'appartenenza, si analizzano le motivazioni e ci si chiede se occorrono risorse diverse da quelle possedute.

  2. Fase di definizione bisogna distinguere i fatti dalle opinioni, raccogliere pi informazioni possibili di tipo quantitativo ed evitare commenti inferenziali e valutativi. Impostare una strategia di ricerca di informazioni pertinenti, conoscere e valutare le fonti, essere disposti a considerare nuove informazioni che contraddicono quelle che gi si hanno, definire dei confini.
    E' importante scrivere la definizione del problema per concentrarsi sulle parole e sul suo significato, questo comporta anche la capacit di ridefinire il problema stesso man mano che si raccolgono nuove informazioni. Questa la fase pi faticosa, richiede tempo e coinvolgimento, ma cruciale per le fasi successive.

  3. Fase di presa delle decisioni (decision making)
    In questa fase si produco le alternative possibili utilizzando la tecnica del brainstorming. Attenzione alla definizione dei criteri con cui si valutano le alternative ottenute: se sono definiti in precedenza, si limita la creativit dei partecipanti, se sono invece definiti in seguito possono scattare irrigidimenti e meccanismi di difesa. La scelta tra prima e dopo va valutata caso per caso.
Due parole sui criteri: i criteri primari riguardano l'orizzonte del decisore in termini di risorse/risultati e di accettabilit da parte delle persone coinvolte. I criteri secondari riguardano invece il miglior uso di tali risorse, l'importanza e la desiderabilit.

Nelle fasi successive abbiamo detto il lavoro prosegue con la definizione degli obiettivi (le scelte che il gruppo ha operato), progettazione, attuazione e valutazione.

Argomento correlato in questo sito: La gestione dei processi decisionali: i vantaggi della soluzione collaborativa dei problemi

Riferimenti Bibliografici
  • Leigh A., (1994), Decisioni! Decisioni! Guida pratica manageriale al problem solving e al decision making, Franco Angeli, Milano.
  • Quaglino G.P., Casagrande S., Castellano A., (1992), Gruppo di lavoro, lavoro di gruppo, Raffaello Cortina, Milano.
  • Bonazzi G.,(1999), Dire fare pensare, decisioni e creazioni di senso nelle organizzazioni, Franco Angeli, Milano.






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