Studio di Psicologia Clinica
Dott.ssa Maria Anna Spaltro
Sabato, 18 Novembre 2017











L'uso dell'oggetto transizionale e la capacit di tollerare la separazione

A molti genitori sar capitato di assistere a vere e proprie tragedie quando, al momento di andare a letto o di uscire da casa, il proprio figlio scopre che il suo orsacchiotto, oppure copertina, bavagliolino, bambolina, insomma un qualsiasi oggetto verso il quale egli mostra un esclusivo attaccamento, non si trova pi. Per quali motivi la scomparsa del suo peluche preferito suscita una protesta cosi forte?

Per rispondere a questa domanda dovremmo prima fare un cenno su alcune caratteristiche del periodo dello sviluppo in cui si trova il bambino in questione. Prima dei sei mesi di vita il bambino non ha la capacit di distinguere tra se stesso e chi si prende cura di lui; si trova cio in uno stato di fusione che superer gradualmente (i risultati di alcune attuali ricerche fanno tuttavia ipotizzare il superamento di tale fase gi prima dei sei mesi di vita). Tra i sei e gli otto mesi, comunque intorno alla fine del primo anno, il bambino si rende conto che la mamma non pi un suo dominio incondizionato, ha una propria esistenza e pu comparire e scomparire dalla sua vista ma non dalla sua vita. Infatti, l'emergere della reazione alla separazione, ci indica che il bambino ha stabilito dentro di s una rappresentazione stabile della figura materna e che pu evocare il suo ricordo se questa non presente.

E' qui che entra in scena lo spazio e l'oggetto transizionale mirabilmente descritto da Winnicott. Lo spazio transizionale rappresenta ci che separa simbolicamente il bambino dalla madre. All'interno di quest'area simbolica, ma reale, il bambino utilizza l'oggetto transizionale sia per lenire l'angoscia derivante dalla separazione, sia per sperimentare, per la prima volta, una relazione affettuosa con un altro diverso da s.

L'oggetto che s'impregna di odori fino a diventare sporco e puzzolente (per favore genitori non lavatelo!) sempre scelto dal bambino fra quelli che trova pi facilmente a disposizione, e verr messo via dal bambino stesso quando non servir pi allo scopo per il quale era stato "creato". Il peluche non morto e sepolto come sembrerebbe (per favore genitori non gettatelo nella spazzatura!), ma relegato in una sorta di limbo pronto a ricomparire in periodi successivi quando la solitudine, la tensione o la paura tenderanno a riemergere.

Ricordiamo a questo proposito che oltre a varie situazioni quotidiane, ogni fase di passaggio da uno stadio evolutivo ad un altro comporta una quota d'ansia e di incertezza da cui il bambino cerca attivamente di difendersi. Per fare un esempio, quando tra i nove e i 14 mesi il bambino inizia a camminare da solo, desideroso di esplorare l'ambiente e scoprire cose nuove, vediamo che la spinta crescente a ricercare una maggiore autonomia sempre accompagnata da un altrettanto bisogno di sicurezza e protezione.

Ecco allora che l'oggetto transizionale svolge l'importante funzione di mitigare l'ansia legata a queste nuove scoperte. Addirittura, ben oltre l'infanzia, molti adolescenti hanno l'abitudine di andare a ripescare, "al bisogno", il loro peluche preferito, senza che questo denoti un comportamento fuori la norma. In seguito l'oggetto transizionale perde il suo significato originario per rappresentare, come afferma Winnicott, tutto un territorio intermedio tra la realt psichica interna e la realt esterna cos come viene percepita da due persone in comune.

Molti si chiedono se ci sono bambini che non hanno mai avuto un oggetto transizionale. S, sono quei bambini troppo accuditi, dove spesso la madre stessa un oggetto transizionale o all'opposto quelli troppo lasciati a se stessi. Entrambi possono andare incontro ad uno sviluppo psicoemotivo ed affettivo disturbato, non tanto per l'oggetto in s, quanto per il significato e l'importanza che esso assume nella costruzione di un modello per le relazioni future. Infatti, nella prima infanzia che si situa l'origine psicologica della fiducia, proprio a partire dalla fiducia nel ritorno del genitore.

L'oggetto transizionale permette dunque al bambino di imparare a tollerare la lontananza del genitore nel tempo e nello spazio. Questo processo si fonda sul senso di continuit e sul riconoscimento che la non presenza non equivale, come detto sopra, ad una sottrazione dell'affetto. Tale senso di continuit che sperimenta il bambino, insieme alla sicurezza e alla fiducia di ricevere cure adeguate da genitori "sufficientemente buoni", garantisce la formazione di un Io e di una identit forte e stabile in grado di affrontare senza troppi danni le vicissitudini della vita.

Riferimenti bibliografici
  • Erikson E. (1967), Infanzia e societ, Armando, Roma.
  • Gaddini E. (1989), Scritti 1953-1985, Raffaello Cortina, Milano.
  • Winnicott D. W. (1965), Sviluppo affettivo e ambiente, Armando, Roma.



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Dott.ssa Maria Anna Spaltro
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