Studio di Psicologia Clinica
Dott.ssa Maria Anna Spaltro
Lunedì, 25 Settembre 2017











Sviluppo dell'empowerment genitoriale

Sviluppo dell'empowerment genitoriale all'interno della relazione di counseling in età evolutiva

Comunicazione presentata al 1° Congresso Europeo di Psicologia Comunità, "Società in trasformazione ed empowerment sociale", Roma 25-27 maggio 1995, Atti del Convegno.

Sono molte le situazioni in cui i genitori chiedono consulenze ad esperti per problemi relativi allo sviluppo psicologico dei loro figli. Utilizzare però il termine consulenza può portarci fuori strada in quanto nell'accezione comune il consulente è colui che dà consigli, informazioni e, spesso, agisce in modo diretto (in senso verbale e di fatto) per il consultante. Il contesto che vorrei descrivere è invece quello che la psicologia umanistica definisce counseling e che non corrisponde al significato del termine italiano consulenza. Il counseling è sia la capacità del clinico di instaurare una "relazione efficace" in cui l'utente, in questo caso la coppia genitoriale, diventa attore e non ricettore passivo degli stimoli al cambiamento, sia un setting-contenitore in cui la coppia genitoriale è coinvolta in una dimensione in cui possano essere riattivate, rinforzate ed organizzate le risorse personali (emozionali, affettive, cognitive) ed ambientali (costruzione e/o sviluppo della rete sociale).

La relazione di counseling con la coppia genitoriale acquista caratteristiche peculiari soprattutto quando il bambino è molto piccolo e quindi più dipendente, sia in termini concreti che psicologici, dalla coppia stessa. E' indubbio che tale relazione sia influenzata da numerosi fattori quali, ad esempio, il tipo di struttura (pubblica o privata) che accoglie i genitori ed il bambino, il tipo di problematica che viene presentata, la persona che ha operato l'invio (pediatra, scuola, genitori stessi), infine, ma certo non meno importanti, le caratteristiche di personalità sia individuale che di coppia.

Oltre a ciò dobbiamo considerare, all'interno della relazione di counseling, un altro elemento, riferito come costante da numerosi autori e che si identifica con il concetto psicoanalitico di "ferita narcisistica". In Introduzione al narcisismo, ad esempio, S. Freud afferma che, come nella mente del bambino esistono due coppie di genitori, una reale e una fantastica in relazione tra di loro, anche nella mente dei genitori esistono due bambini: quello reale e quello ideale. Attraverso l'idealizzazione il genitore si avvicina e si prende cura del bambino reale; può accadere che le proiezioni genitoriali siano, per ragioni che esulano dalla trattazione del presente lavoro, tanto massicce che il bambino ideale prende completamente il posto di quello reale e, di conseguenza, i bisogni, i desideri, le fantasie di quest'ultimo possano essere completamente misconosciuti. In altri termini, si crea una rottura dell'equilibrio tra l'immagine del bambino reale e l'immagine del bambino ideale, ciò potrebbe dare origine, nel genitore, a forti sensi di colpa che, al momento della consultazione, si manifesterebbero, con atteggiamenti che oscillano dalla completa delega al clinico, percepito come il più bravo, il più esperto, "il genitore ideale" capace di far scomparire magicamente il sintomo nel più breve tempo possibile, alla rabbia e al risentimento verso l'autorità o l'istituzione, motivati anche dal timore, a volte non consapevole, della stigmatizzazione.

In particolare, verrebbe a crearsi una incrinatura nella funzione di holding genitoriale che, ricordiamo nel senso esplicitato da Winnicott è intesa come "tenere in braccio" ed anche "vivere con". Tale funzione equivale per il genitore ad entrare spontaneamente in contatto con i bisogni del bambino ed adattarvisi. Questo processo favorisce quello che l'autore chiama la "continuità dell'essere" che permette al bambino di sperimentare sia fasi di integrazione sia fasi di non integrazione all'interno di un sentimento di completa fiducia verso un ambiente sufficientemente buono e perciò capace di contenere la sua angoscia e la sua onnipotenza. Il bambino possiede così l'esperienza di attendibilità che in altre parole corrisponde alla sensazione di essere amati e di essere al sicuro.

Il genitore però, sottolinea sempre Winnicott, non ha la perfezione di una macchina e quindi tende a sbagliare piuttosto spesso, ma con la stessa sollecitudine tende a riparare i suoi insuccessi; quando questo non avviene, quando cioè nel contenimento gli errori non riparati sono numerosi e frequenti, la comunicazione tra genitore e bambino viene interrotta determinando una distorsione nello sviluppo e la comparsa di sintomatologia di vario tipo.
La personalità del bambino, suggerisce Winnicott, non può svilupparsi senza l'investimento libidico dei genitori e senza la messa in atto da parte loro di specifici comportamenti alcuni dei quali sono stati appunto appena citati. Il clinico avrebbe dunque il compito di ricercare, anche se è difficile in un primo momento, tutti gli elementi positivi della relazione genitori-bambino e su questi operare per restituire ai genitori l'empowerment necessario affinché riacquistino la loro funzione contenitrice di cui sopra.

Il clinico ossia dovrebbe favorire nella coppia genitoriale l'esplorazione di aree inerenti il rapporto con il figlio per comprendere e far comprendere quali modalità comportamentali risultano inadeguate. Successivamente dovrebbe agire, valorizzando, le competenze genitoriali momentaneamente congelate dalla situazione problematica che ha motivato la consultazione. Il genitore riacquistando "potere" è così in grado di ritornare alla funzione di holding necessaria a stimolare nel bambino sia la spinta alla guarigione e alla crescita, sia la spinta a maturare una fiducia basica ad essere lui stesso portatore di stimoli.

L'empowerment facilita il cambiamento perché questo viene percepito come il risultato di un processo di elaborazione personale e non come risultato di una sollecitazione esterna come può essere il consiglio dell'esperto. Inoltre, l'acquisizione di "potere" da parte della coppia genitoriale nel lavoro di counseling attenua le angosce, le paure, i sensi di colpa, ed aumenta l'insight e la motivazione al cambiamento.
Il termine "potere" deve dunque essere inteso come il potere insito nella persona, legato alla possibilità di essere e di fare, di scegliere, di usare ottimamente le proprie risorse, di interagire al meglio col mondo circostante quale che sia (Bruscaglioni, 1994).

In termini operativi il counseling quindi non è finalizzato a dare consigli, bensì a favorire l'esplorazione da parte dei genitori delle migliori strategie comportamentali in relazione all'età del bambino. Rafforza inoltre il senso d'identità della coppia stessa all'interno di un processo in cui le risorse ri-attivate si consolidano e si perfezionano con l'esperienza al pari della necessaria flessibilità per far fronte ai mutamenti che avvengono all'interno della relazione genitore-bambino durante tutto l'arco dello sviluppo ed oltre.

Dr.ssa Maria Anna Spaltro


Vedi anche su questo sito: Intervento sulla crisi

Riferimenti bibliografici

  • Bruscaglioni M., (1994), La società liberata, F. Angeli, Milano.
  • Freud S. (1914), Introduzione al narcisismo, O.S.F.: 7. trad. it., Boringhieri, Torino, 1975.
  • Mucchielli R. (1983), Apprendere il counseling, Erickson, 1987.



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Dott.ssa Maria Anna Spaltro
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