Studio di Psicologia Clinica
Dott.ssa Maria Anna Spaltro
Lunedì, 25 Settembre 2017











La comprensione del sogno come strumento di autoconoscenza

"La Vostra Altezza Rossa non dovrebbe ronfare così forte”, disse Alice stropicciandosi gli occhi e rivolgendosi alla gattina in tono rispettoso ma non privo di severità. “Mi hai svegliato da un sogno oh! così bello! E mi hai accompagnato… per tutto il mondo dello Specchio. Lo sapevi, Kitty cara?"
Lewis Carroll, Alice nel Paese delle meraviglie

"I sogni sono come un microscopio attraverso il quale possiamo vedere gli avvenimenti nascosti della nostra anima".
Erich Fromm, Il linguaggio dimenticato


L’eredità lasciata da Sigmund Freud con “L’interpretazione dei sogni” del 1899, al di là del valore storico dell’opera, dove per la prima volta Freud descrive concetti destinati ad influenzare la psicoanalisi post-freudiana fino ai giorni nostri, consiste soprattutto nell’aver posto l’accento sull’importanza della comprensione teorica e clinica del Sé dell’individuo attraverso l’analisi dei sogni. L’enorme letteratura psicoanalitica sul sogno prodotta successivamente, oltre ad arricchire ed ampliare ciò che lo stesso Freud aveva genialmente intuito e sviluppato, offre un’ulteriore convalida del fatto che l’attività onirica è uno straordinario strumento di conoscenza della realtà del sognatore.

In altri termini, il sognare secondo Mauro Mancia (psicoanalista e uno dei massimi esperti in questo campo) corrisponde ad una "funzione psichica fondamentale, che è quella di dare un senso alla propria vita affettiva ed emozionale, attraverso la rappresentazione del mondo interno, come in un teatro privato dove gli attori esprimono ogni notte in forma drammatica e simbolica i loro sentimenti. Il senso del sogno diventa ancora più profondo quando il teatro rappresentato può andare incontro ad una narrazione, quando cioè il sistema rappresentazionale può subire una trasformazione in un sistema di significazione linguistica".

Prestare attenzione ai nostri sogni può rappresentare dunque un valido contributo per comprendere il modo di funzionare della nostra mente e i vari aspetti della nostra personalità. Inoltre stimola la riflessione sui conflitti interiori e relazionali, sui tentativi di soluzione dei problemi e sull’elaborazione di nuove possibilità future.

Oltretutto già la narrazione del testo onirico (è il sogno ricordato, dotato di senso in quanto frutto dell’elaborazione secondaria), magari affidata alle pagine di un taccuino per tornarci senza fretta, svolge una funzione curativa perché stimola ulteriori processi simbolici di elaborazione del pensiero. In questo uso individuale del sogno resistiamo però alla tentazione di “evacuarlo”, come direbbe Segal, su chi ci sta vicino e teniamolo per noi come un prodotto prezioso della nostra mente che necessita di un contenitore privato senza diluizioni emozionali e contaminazioni di sorta.

Il discorso cambia naturalmente, quando ci riferiamo all’uso del sogno all’interno del setting terapeutico. In questa cornice, la narrazione del sogno struttura e definisce (al pari di altre comunicazioni del paziente) una dimensione simile a ciò che Winnicott ha denominato “spazio transizionale” dove il materiale onirico, oltre ad essere uno strumento di conoscenza del Sé e della realtà esterna del paziente, acquisisce uno status di “fatto clinico”, di esperienza condivisa nel qui ed ora della relazione terapeutica, e come tale trattato.

Tornando al sogno come strumento di autoconoscenza, sappiamo che il sogno è una forma particolare di pensiero resa possibile dal sonno. Il sonno, oggetto di studio delle neuroscienze, rappresenta la base biologica dove il sogno si struttura. In particolare la neuropsicologia è interessata ai rapporti tra le strutture cerebrali e i processi mentali di simbolizzazione, memorizazzione e narrazione del sogno. Attualmente un dibattito molto interessante si sta sviluppando tra psicoanalisi e neuroscienze (Solms 2002, 2004).

Il lavoro onirico struttura il sogno attingendo a percezioni propiocettive, fantasie inconsce, esperienze dell’infanzia, e del passato filogenetico. Durante il sonno, la mente riorganizza questi stimoli “interni” e, rielaborati, li presenta alla coscienza sottoforma di linguaggio prevalentemente visivo e connotato emozionalmente.
Tutti sognano, ma normalmente al risveglio non ricordiamo i nostri sogni. Quando li ricordano è perché questi hanno lasciato una traccia emozionale sulla coscienza, a volte così vivida da accompagnarci per tutto il giorno, altre volte, come nel caso degli incubi, da svegliarci in preda all’agitazione.
Spesso questi sogni a forte contenuto emozionale, soprattutto se ricorrenti, segnalano un disagio che richiede di essere affrontato. Pensiamo ad esempio al sogno che può avere origine da un trauma mai risolto come nei pazienti affetti da Disturbo Post Traumatico da Stress.

Il sogno non è solo la soddisfazione allucinatoria di un desiderio, come ha sempre affermato Freud, ha diverse altre funzioni. Molti psicoanalisti affermano che se il sogno è una rielaborazione di pensieri ed emozioni della veglia, esso può rappresentare un tentativo di compensazione di qualche fragilità nell’atteggiamento del sognatore. Il sogno contribuisce a mantenere un equilibrio psichico utile ad affrontare gli eventi stressanti.

Inoltre, se consideriamo lo stretto rapporto tra mente e corpo, nel sogno possiamo cogliere segnali di una malattia in incubazione o anticipazioni su eventi futuri. Non si tratta certo di magia ma del fatto che, e numerose ricerche lo dimostrano, la parte inconscia della mente riesce a percepire stimoli che razionalmente non riusciamo a cogliere.
Sebbene il mascheramento simbolico del materiale inconscio operato dalla censura e le troppe informazioni sovrapposte rendano il sogno ambiguo e di non facile comprensione, riteniamo questa speciale esperienza metaforica esplorabile da posizioni diverse e a più livelli di complessità. Dal punto di vista della comprensione del sogno come autoconoscenza, il sognatore dovrebbe porsi in quel particolare atteggiamento di appassionata quanto “ingenua ricerca” (nel senso di curiosità e meraviglia) di altri modi di essere in situazioni forse a lungo temute o desiderate. Atteggiamento che sia anche tollerante di quella incertezza e ambiguità dal momento che, come ci suggerisce il sogno di Alice: “due più due sembra costantemente fare qualsiasi cosa tranne che quattro”.

Riferimenti bibliografici

  • American Psychiatric Association (1994) DSM-IV: Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, fourth edition. American Psychiatric Association, Washington, D.C. Trad. it. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Masson, Milano, 1996.
  • Bolognini S., (a cura di), Il sogno cento anni dopo, Bollati Boringhieri, Torino, 2000.
  • Freud S., L’interpretazione dei sogni, Bollati Boringhieri, Torino, 1985.
  • Fromm E., Il linguaggio dimenticato. La natura dei miti e dei sogni, Saggi Tascabili Bompiani, 1994.
  • Mancia M., Breve storia del sogno, Marsilio, Venezia, 1998.
  • Segal H., Scritti psicoanalitici, Astrolabio, Roma, 1984.
  • Solms M., Kaplan Solms K., Neuropsicoanalisi, Raffaello Cortina, Milano, 2002.
  • Solms M., Turnbull O., Il cervello e il mondo interno, Raffaello Cortina, Milano, 2004.
  • Winnicott D. W., Gioco e realtà, Armando, Roma, 1974.
  • Winnicott D. W., Sviluppo affettivo e ambiente, Armando, Roma, 1970.






 

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