Studio di Psicologia Clinica
Dott.ssa Maria Anna Spaltro
Martedì, 23 Gennaio 2018











Bambini nel tempo

Ian McEwan, Bambini nel tempo, Einaudi, 1992

Con il romanzo Bambini nel tempo, Ian McEwan ci conduce nelle pieghe più intime delle emozioni e dei sentimenti. Naturalmente, come ogni “buon libro”, si presta a diverse chiavi di lettura, e sta alla nostra sensibilità e allo stato d'animo del momento seguirne una e tenere sullo sfondo le altre.

Le scene memorabili sono tante, alcune ci lasciano senza fiato, altre sono lievi ma profonde, altre ancora ironiche ma anche amare come quelle di certi personaggi della politica e delle tante contraddizioni del vivere quotidiano.

Il protagonista Stephen è uno scrittore di libri per bambini. È un giorno come tanti quando si trova in un supermercato con la figlia di tre anni. Mentre svuota il carrello alla cassa, qualcuno, approfittando di una sua brevissima distrazione, la rapisce. Di lei non si saprà più nulla.

Bambini nel tempo non è la storia di un rapimento, ma è la storia di un uomo e di una donna che non ce la fanno a piangere insieme la loro bambina scomparsa e perciò decidono di separarsi. Ognuno per proprio conto si trascina il peso della colpa e del fallimento personale ed entrambi del rammarico per non essere capaci, pur amandosi molto, di salvare il loro legame.

È una elaborazione del lutto su piani e tempi diversi dove, forse, il fatto di essere donna dà alla protagonista femminile una chance in più per uscire prima dalla crisi. Ma è un lutto difficile e complicato per tutti e due, e se ne riconoscono i dolorosissimi passaggi: dallo sgomento e shock iniziale fino all’accettazione di una nuova e diversa realtà dotata di senso.

Per lei, dopo mesi di annichilente dolore, accettare la perdita equivale a comprendere che non potrà più pensare e desiderare la sua bambina. Pensarla sì ma non desiderarla. Per lui, dopo un primo lungo periodo di estenuante ricerca della figlioletta, rivolta più che altro a negarne la scomparsa, arriva la resa al dolore mentale. Stephen si rinchiude per due settimane nella stanza degli ospiti della casa del suo amico editore, e lì, in uno stato pressoché catatonico, inizia ad elaborare il suo lutto.

Attraverso questo “lavoro” del protagonista, e l'uso sapiente dei tempi narrativi, McEwan ci guida in una intima riflessione tanto struggente quanto evocativa sui temi dell’infanzia, della famiglia e dell’amicizia.
Riflessione che sembra per altro suggerire quanto l’elaborazione della perdita abbia percorsi, tempi e spazi propri e quanto sia difficile poterla eludere.




Stampa questo articolo


 

Dott.ssa Maria Anna Spaltro
Via Sebino, 32/A - 00199 Roma - Telefono 06 85.43.923 - info@psicologia-roma.it
P.IVA 04461411003 - Ordine Psicologi Lazio n. 4455


2001-2018 Tutti i diritti riservati

Realizzazione siti web 2open